Carlo Rosselli


Carlo Rosselli, illustrazione originale Lorenzo Gritti
Carlo Rosselli, illustrazione originale Lorenzo Gritti

Carlo Rosselli nasce il 19 novembre 1899 da una famiglia di agiata borghesia di origini ebraiche e di tradizioni risorgimentali.

Sia il padre, Giuseppe Emanuele, sia la madre, Amelia Pincherle, avevano partecipato al Risorgimento e Giuseppe Mazzini era morto nella casa dei Rosselli a Pisa.

Carlo è il secondo di tre fratelli: Aldo (morto in guerra nel 1916) e Nello, nato nel 1900. Carlo all'inizio segue studi classici ma li abbandona ben presto per dedicarsi a studi tecnico-commerciali.

Ancora studente comincia a interessarsi alla politica, redigendo con il fratello Nello un giornaletto dal titolo Noi giovani, di carattere liberale-democratico.

Nel 1921, Carlo si iscrive al corso di Scienze Sociali dell'Università di Firenze, laureandosi a pieni voti.

In questo periodo si avvicina al socialismo riformista, conoscendo sia Gaetano Salvemini sia Filippo Turati, incontrato a Livorno nel 1921 durante il congresso che vede la scissione della componente comunista dal Psi e la nascita del Pci.

Carlo in seguito aderisce al Partito socialista unitario, il cui leader è Giacomo Matteotti. Con l'ascesa del fascismo Carlo intensifica il suo impegno politico, scrivendo anche su La Rivoluzione liberale di Piero Gobetti e fondando, insieme al fratello Nello, a Salvemini e a Piero Calamandrei, il Circolo di cultura di Firenze.

Ormai Carlo è entrato nelle mire della polizia fascista e, dopo aver organizzato la fuga di Filippo Turati da Savona verso la Corsica in motoscafo, viene arrestato e detenuto in carcere a Como fino al processo, che si svolge nel settembre del 1927 e si conclude con una condanna a dieci mesi di carcere.

Carlo non può però evitare la condanna al confino a Lipari, isola dove era stato già detenuto in attesa del processo.

Qui comincia a scrivere la sua opera più importante, Socialismo liberale, che sarà poi pubblicata in francese, a Parigi, nel 1930.

Nel frattempo Carlo prepara la sua evasione, organizzata insieme a Emilio Lussu e a Francesco Fausto Nitti con l'aiuto di compagni sul continente. Nel luglio del 1929 scappa dall'isola a bordo di un motoscafo, raggiungendo la Tunisia e, da lì, la Francia.

A Parigi Carlo ritrova Salvemini e fonda il movimento Giustizia e Libertà, che riunisce personalità di fede democratica e socialista riformista, ma anche più radicali come Emilio Lussu.

Il movimento si dimostra subito una delle realtà dell'antifascismo «fuoruscito» più vivaci, pubblicando prima una rivista, i Quaderni di Giustizia e Libertà, e poco dopo un periodico, Giustizia e Libertà, animando il dibattito tra gli antifascisti e attirando le attenzioni della polizia fascista, che lo considera ormai una delle figure più pericolose e influenti dell'antifascismo emigrato all'estero.

L'europeismo di Rosselli nasce come conseguenza dell'affermazione del fascismo in Italia, delle sue velleità di porsi come un modello «internazionale».

Con l'ascesa di Hitler al potere l'europeismo di Rosselli si colora di nuovi motivi: la vittoria di Hitler mostra l'affermazione di una

«Anti-Europa» autoritaria, alla quale va risposto con la creazione di un movimento antifascista europeo che abbia come obiettivo quello di «fare l'Europa»: la convocazione di una «Assemblea europea» e la redazione di una costituzione federale che dia vita agli «Stati Uniti d'Europa».

Questo obiettivo, proclamato nell'editoriale Europeismo o fascismo pubblicato sul periodico Giustizia e Libertà del 17 maggio 1935, è ancora allo stato embrionale pur rappresentando il punto più alto della posizione europeista di Rosselli e del suo movimento.

Nel 1936 scoppia la guerra civile spagnola e Carlo, insieme a tanti altri antifascisti italiani ed europei, corre a prendere le armi per difendere la Repubblica spagnola. Il suo motto è "oggi in Spagna, domani in Italia": è chiaro ormai che non basta più la propaganda contro il fascismo ma che è arrivata l'ora di affrontarlo combattendo.

Poco dopo, Carlo e il fratello Nello vengono uccisi il 9 giugno 1937, per mano di sicari francesi assoldati dal governo fascista.

 

Autore:

Piero Graglia, Professore Associato di Storia dell'Integrazione Europea, Università di Milano


Tratto dal libro:

"Fare l’Europa. Europeismo e antifascismo: i fatti e i protagonisti" di Federica Artali e Roberta Cairoli

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