"Lettera dall'Italia": Un imagine di solidarietà e forza d'animo


L'Italia è ormai in preda alla pandemia di Coronavirus da settimane - un paese spinto al limite. Ma, tra il dolore, gli italiani hanno mostrato notevole capacità di resilienza e unità, scrive Roger Casale.

Alcuni sostengono che la primavera sia il momento migliore per visitare l'Italia. Nei villaggi e nelle città di tutta la nazione, il sole del tardo pomeriggio illumina le strade strette, mentre le campane della chiesa suonano e la gente della città esce per la sua passeggiata.

Quest'anno, tali immagini da cartolina della destinazione turistica preferita in Europa sono state sostituite da inquietanti scatti di camion dell'esercito carichi di bare che si dirigono verso i siti di sepoltura fuori città.

Non sono solo gli ospedali ad essere pieni. In alcune parti della Lombardia, anche i crematori lo sono.

Per molti italiani, uno degli aspetti più insopportabili di tutto questo "dolore senza sosta" è l'esperienza di perdere persone care senza la possibilità di stare con loro mentre si avvicina il momento della morte.

L'agonia della morte è un momento condiviso di grande valore affettivo. Non poter confortare un nonno, un padre, una madre, una sorella o un fratello, accarezzare la sua mano, in quegli ultimi momenti di vita, è devastante.

Boccaccio, il grande autore del Rinascimento, che scrisse il suo capolavoro, ‘Il Decamerone’, al tempo della Morte Nera, disse: "Umano è provare compassione per gli infelici". Gli italiani, come tutti noi, sono solo umani.

In Italia, dove la famiglia allargata è la pietra angolare della coesione sociale e comunitaria, il trauma emotivo e psicologico dell'epidemia di Coronavirus è stato estremo.

È anche vero che la resilienza dimostrata dalle istituzioni italiane, dal settore sanitario, dalle autorità pubbliche e dal pubblico in generale è stata straordinaria.

Paradossalmente, il modello di vita sociale e familiare strettamente coeso in Italia aiuta a spiegare sia perché i tassi di mortalità sono stati così alti, sia perché le comunità sono state così resistenti.

La struttura della popolazione italiana è fortemente inclinata verso gli anziani. Diversamente da nazioni come il Regno Unito, ad esempio, la maggior parte degli anziani italiani vive ancora a casa, spesso con i propri parenti più giovani.

L'Italia, come primo stato europeo ad essere afflitto dalla pandemia di Coronavirus, è stata colta alla sprovvista. Il distanziamento sociale è stata una sfida perché ci sono moltissime case abitate da persone appartenenti a diverse generazioni, che riflettono la struttura tradizionale delle famiglie italiane.

Allo stesso tempo, tuttavia, quelle comunità così coese hanno reso molto efficace la strategia di contenimento del virus. L'incidenza del virus è stata diversa tanto da un punto di vista regionale quanto da uno demografico.

Una parte importante della riuscita strategia di contenimento è stata il ruolo dei sindaci locali. Se la Germania ha un cancelliere, noto affettuosamente come ‘Mutti’, che mantiene la guida durante le crisi, l'Italia ha i suoi sindaci.

Dove sono residente in Italia, il sindaco locale tiene una videoconferenza quotidiana su Facebook. È una masterclass su come rassicurare, informare e costruire il consenso nella comunità.

A volte è anche molto divertente. Ieri, per esempio, ha ricordato ai suoi elettori che dovrebbero andare a fare la spesa solo una volta a settimana. "Non pensate di poter uscire con il pretesto di aver dimenticato di comprare il dentifricio - so chi siete!"

Nella maggior parte dell'Italia esiste anche un settore di volontariato e di beneficenza molto attivo, sebbene, proprio come in qualsiasi altra parte d'Europa, questo sia sottoposto a uno stress incredibile, poiché se da un lato ora è più richiesto, dall’altro ha anche meno risorse a sostenerlo.

Dopo tre settimane rinchiuso in casa, interrotte da due sole visite ai negozi locali (una volta per fare la spesa, l'altra per comprare il dentifricio), mi sono sorpreso quando d’improvviso ho sentito bussare alla mia porta.

Fuori c'erano due donne della ‘Misericordia' locale. Si potrebbero chiamare ‘Sorelle della Misericordia’. Avevano uniformi, maschere e appunti. Mi hanno dato una maschera e mi hanno cancellato dalla loro lista.

Due settimane dopo, ho udito un altro bussare alla porta. Erano le stesse due donne, che portavano a me e a ogni abitante del mio paese un'altra maschera (di migliore qualità di quella precedente), e la notizia che presto ne avrebbero portata una terza.

C'è molto che il resto dell'Europa, il resto del mondo, può imparare dalla risposta degli italiani al Coronavirus, e non parlo solo dei canti dal balcone che sono stati di ogni tipo, dal rauco al sublime.

La parola che riesce a riassumere la straordinaria mobilitazione che è avvenuta in Italia da quando sono state registrate le prime morti è solidarietà. Solidarietà all'interno delle comunità, tra generazioni e regioni.

Il virus che è scoppiato nel Nord Italia si è diffuso rapidamente nel resto d'Europa, ma lo spirito di solidarietà che è scoppiato in Italia allo stesso tempo è stato più lento a mettere radici, anche se ci sono segni che lo sta facendo, alla fine.

Quando iniziò la crisi, il presidente italiano, Sergio Mattarella, scrisse al presidente del Consiglio Europeo Charles Michel dicendo: “Nessun paese può farcela da solo in questa crisi. Dobbiamo aiutarci e sostenerci a vicenda."

Passarono quasi due mesi prima che altri Stati membri dell'UE inviassero maschere e altri dispositivi di protezione in Italia. È ora in arrivo un ulteriore aiuto, compresa l'assistenza finanziaria, ma la risposta lenta dell’Europa verrà ricordata.

Per molti italiani, la mancanza di solidarietà dimostrata dall'UE ha tolto il fiato tanto quanto il virus stesso.

Come ha chiarito chiaramente l'ex primo ministro italiano Enrico Letta (ora con sede a Parigi), il Coronavirus colpisce ugualmente tutti gli Stati membri dell'UE, non è "un problema italiano". Ci deve essere una risposta europea.

Nel frattempo, nel mio piccolo paese, c'è tristezza negli occhi dei negozianti e di altre persone del posto che incontro (a distanza) durante la mia visita settimanale al supermercato locale.

Mentre aspettiamo che arrivi il nostro turno, scrutandoci l’un l’altro dal di sopra delle nostre mascherine, stando in piedi a due metri di distanza come da regolamento, un residente locale rompe il silenzio: "I soldi stanno per finire, cosa faremo allora?"

 

Riguardo l'autore:

Roger Casale è il fondatore e il segretario generale di New Europeans


Reprinted with kind permission from The Parliament Magazine.

Letter from Italy: A snapshot of solidarity and fortitude

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